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FiemmeTremila – Villaggio Eni

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Ritorno al futuro

Echi di Fiemme al villaggio ENI di Borca di Cadore – di Lucia Portesi

Compirà 70 anni nel 2024 ma, in barba a un’epoca dove tutto scorre e in un guizzo diventa passato, entrarci oggi significa – ancora – mettere piede nel futuro. Benvenuti nell’ex villaggio ENI di Borca
di Cadore. Paese-comunità, progetto sociale, urbanistico, architettonico e d’interni, che ha incarnato la visionarietà di Enrico Mattei nell’architettura colta e sincera di Edoardo Gellner: un capitolo straordinario della storia del benessere aziendale e dell’architettura moderna internazionale.

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È il 1954 quando Gellner individua gli oltre 200 ettari di terreno adatto a ospitare le vacanze di 6.000 dipendenti del Cane a sei zampe. A Borca di Cadore, a poco più di 10 km dai riflettori di Cortina d’Ampezzo puntati ora come allora sulle Olimpiadi Invernali, l’architetto sceglie una zona alle pendici dell’Antelao che ai più sembra solo una pietraia, “un covo di vipere”. E che invece oggi – paradosso –, proprio grazie alla presenza di questo villaggio turistico, è popolata da un bosco rigoglioso.

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Per non sfregiare il paesaggio, l’architetto fa interrare la rete energetica; irriga il territorio con uno stillicidio di acque reflue depurate e acque piovane raccolte dalle case senza grondaie. Gellner e Mattei costruiscono un ecosistema ambientale e sociale, oggi purtroppo parzialmente abbandonato, dove è l’azione dell’uomo a migliorare la vita della natura.

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E parte di questa natura Guido ed Erika scelgono di portarla all’interno della loro nuova abitazione, quando nel 2020 acquistano una delle villette del villaggio ormai privatizzate. «La prima volta che abbiamo messo piede qui – raccontano –, ospiti in casa di amici, non conoscevamo il villaggio, anzi, ci aveva lasciati piuttosto perplessi. Poi è arrivata la pandemia e, da grandi appassionati di montagna, abbiamo iniziato a cercare un posto per noi, immerso nella natura. Una serie di fortunate coincidenze ci ha riportati a Borca.
È bastato un mese di affitto in uno degli chalet per decidere di comprare». «Abbiamo firmato i documenti il 17 novembre, che è anche il giorno in cui, anni fa, ho chiesto a Erika di sposarmi – ricorda Guido –. C’erano metri di neve il giorno in cui siamo arrivati. Tutto era bianco, ogni rumore attutito, il mondo interro ovattato. Il villaggio praticamente deserto. Eravamo soli, insieme ai cervi e agli scoiattoli. Abbiamo sciato lungo via Metanopoli per scendere a valle». Vivendoci, il senso del progetto si manifesta più chiaramente. «Percepisci il valore di un intervento fatto nel rigoroso rispetto dell’ambiente e dell’uomo. Capisci che operare così è possibile e che tutto questo ha un impatto reale sul tuo benessere» spiega Erika.

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La passione per il villaggio di giorno in giorno cresce e la giovane coppia inizia anche un’entusiasmante ricerca di arredi originali per ripristinare il più possibile l’integrità degli interni di Gellner, con poche concessioni dettate dalle moderne esigenze dell’abitare. Così, perseguendo una profonda coerenza con l’eredità etica, progettuale ed estetica del villaggio, Erika e Guido, come altri proprietari vicini, scelgono il legno di Fiemme Tremila per i pavimenti.

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